10AM MORNING CLUB: IL MARCHIO TORINESE ESPLOSO IN TUTTA ITALIA.

10AM MORNING CLUB: IL MARCHIO TORINESE ESPLOSO IN TUTTA ITALIA.

Di Marina Lanza

3 minuti

Incontriamo Tommi Chiogna, brand manager di 10 AM (Ten AM) Morning Club, il format torinese che, in pochi mesi, è di ventato il marchio di riferimento del morning clubbing in Italia. Gli chiediamo di raccontarci il fenomeno e quello che significa per chi lavora nel settore.

Tommi, partiamo dall’inizio. Cos’è il morning club e perché proprio adesso?

 Il morning club esiste nel nord Europa da oltre dieci anni. Londra, Berlino, Amsterdam lo conoscono bene: è una DJ session che parte la domenica mattina, finisce nel primo pomeriggio e non ha nulla a che vedere con il prolungamento della notte. In Italia è arrivato tardi - a Milano ha cominciato solo scorso gennaio - ma ha trovato un terreno fertilissimo. Noi a Torino abbiamo guardato quello che succedeva, abbiamo capito che c’era uno spazio enorme e, a febbraio, abbiamo lanciato il 10 AM. La prima data fu a febbraio, al Gatsby, una panetteria. L’ultima, a marzo, al Mercato Centrale, con oltre 3000 passaggi.

Oltre 3000 presenze a un evento domenicale mattutino. Come si spiega?

Si spiega con una domanda che non aveva risposta. C’è una fascia di persone - e sono tante, più di quante si pensi - che ha smesso di vivere la notte, non perché non voglia più uscire, ma perché la vita non glielo permette più. Hanno famiglia, figli, il lunedì di lavoro. Ma la domenica mattina sono liberi, svegli, riposati, con voglia di stare bene e di stare insieme. Noi abbiamo, semplicemente, dato un appuntamento a quella domanda.

Chi arriva, concretamente?

Un pubblico molto più eterogeneo di quello che ci si aspetterebbe. Il cuore è tra i 25 e i 40 anni, ma all’ultima data al Merca to Centrale c’erano famiglie con bambini, persone di cinquant’anni, ragazzi di venticinque. È un format che non esclude, perché non ha motivo di farlo. Il contenuto parla da solo: musica house accessibile, atmosfera rilassata, nessuna pressione. Chi viene, viene, perché vuole stare bene.

E cosa consuma, questo pubblico?

Questo è forse l’aspetto più interessante per chi lavora nel settore. Si parte con cappuccino, spremuta, croissant - e quella parte non sparisce mai, rimane il rituale d’ingresso. Poi, nel corso della mattinata, si passa allo spritz, ai soft drink, alle bollicine. Richiesto il vino: il bianco, le bollicine, il rosso. I cocktail ci sono, ma leggeri. La logica del consumo è completamente diversa rispetto alla serata: si beve per accompagnare, non per arrivare da qualche parte. Direi che siamo intorno a un 50-50 tra alcolico e non alcolico, e la componente no e low alcohol sta crescendo in modo molto evidente.

La logica del consumo è completamente diversa rispetto alla serata: si beve per accompagnare, non per arrivare da qualche parte.
La logica del consumo è completamente diversa rispetto alla serata: si beve per accompagnare, non per arrivare da qualche parte.

Come funziona 10 AM come format? È replicabile?

 È nato come evento itinerante - ogni domenica in una location diversa, dalle piccole caffetterie alle grandi venue come il Mercato Centrale o i locali con spazi diurni - e continuerà a esserlo, perché la rotazione è parte del valore. Ma il format è strutturato e trasferibile: chi vuole portarlo nella propria città o nel proprio locale si mette in contatto con noi, noi forniamo le linee guida comunicative, grafiche e musicali, mandiamo un DJ in linea con la nostra identità sonora, fotografo e videomaker inclusi. Il brand rimane coerente, ovunque vada. Abbiamo già esportato il format a Marsala a Pasquetta. Le richieste arrivano da Roma, Firenze, Bergamo, Potenza. Siamo diventati, di fatto, il marchio di riferimento del morning club in Italia.

Ultima domanda. Moda passeggera o formato destinato a restare?

Lo capisco da quello che vedo sul campo. Non è la curiosità dei primi mesi, siamo già oltre. È diventato un appuntamento atteso, un rituale. Le persone tornano, portano amici, portano i figli. La domenica mattina stava aspettando solo che qualcuno le desse una forma. Noi l’abbiamo data. Il resto del mercato, credo, sta cominciando ad accorgersene.

Marina Lanza

Marina Lanza

In spola tra Milano, Asiago, il mare e altrove, è giornalista professionista (Traveller Condé Nast, Style.it, Grazia...). Ama il viaggio quando è lungo, decanta nell'intimo e trasforma. Ama il genere umano quando crea unicità inestimabili. Cogliere, di tutto, lo spirito. Con spirito.