Diluizione. Non solo acqua.

Diluizione. Non solo acqua.

Di Giovanni Ceccarelli

3 minuti

La diluizione è uno dei fenomeni meno considerati nel mondo della miscelazione, eppure è uno dei più determinanti per l’equilibrio di un cocktail. Ovviamente, quando si parla di diluizione il pensiero corre subito al ghiaccio: è proprio lui che, sciogliendosi, trasforma un mix di ingredienti in un drink vero e proprio. La diluizione data dal ghiaccio riduce il tenore alcolico, abbassa l’aggressività gustativa di alcuni ingredienti come lime e limone, stempera la dolcezza e fa emergere sfumature aromatiche altrimenti nascoste. In molti drink – pensiamo a un Daiquiri o a un Negroni – l’acqua derivata dallo scioglimento del ghiaccio è fondamentale. Nel Daiquiri attenua l’acidità del lime, stempera la dolcezza dello zucchero, apre i profumi del rum leggero e rende il drink fresco e di facile bevuta. Nel Negroni, invece, oltre a ridurre l’impatto alcolico in bocca, agisce da collante tra ingredienti intensamente aromatici, evitando che uno prevalga sull’altro. Ma nel lavoro di tutti i giorni, dietro al bancone, la diluizione può fare molto di più. Può diventare uno strumento creativo.

...quando si parla di diluizione il pensiero corre subito al ghiaccio.
...quando si parla di diluizione il pensiero corre subito al ghiaccio.

Utilizzando altri liquidi – analcolici o a bassa gradazione – possiamo diluire un cocktail aggiungendo gusto, aroma e texture. Le sode artigianali sono un esempio perfetto: una soda al rosmarino o al pompelmo può non solo allungare un drink, ma modificarne completamente il profilo aromatico. Gli infusi di erbe e spezie ci permettono di aggiungere note balsamiche, floreali o speziate in modo sottile ma persistente. Un tè verde può essere una base diluente per un cocktail leggero e rinfrescante, mentre un tè nero affumicato può intensificare il carattere di un drink a base whisky. E poi c’è il caffè filtro che, se estratto da uno specialty coffee a tostatura chiara, può regala re un’acidità elegante e delicata perfetta per completare un long drink. Da provare sia nei cocktail freddi, ma anche in Coffee Grog e Hot buttered. La stessa cosa si può fare con i fermentati home made, come kombucha e kefir d’acqua, che portano con sé acidità, effervescenza e un mondo di aromi unici e complessi, dovuti alla fermentazione. Anche la birra può diventare un elemento di diluizione attiva. Ne ho utilizzata una blanche analcolica per completare un long drink con bitter al limone e creare un cocktail low alcol estremamente innovativo.

Utilizzando altri liquidi possiamo diluire un cocktail aggiungendo gusto, aroma e texture.
Utilizzando altri liquidi possiamo diluire un cocktail aggiungendo gusto, aroma e texture.

La chiave è cambiare prospettiva: la diluizione non è solo una necessità tecnica, ma un’opportunità creativa. Nel laboratorio di Cocktail Engineering questo approccio è, ormai, parte integrante del nostro metodo: ogni parte del drink è studiata per contribuire al risultato finale. Naturalmente, nei cocktail freddi il ghiaccio rimane un ingrediente fondamentale. Non solo per la diluizione, ma per il suo ruolo cruciale nel raffreddamento del drink. Con tecniche come lo stir o la shakerata, è possibile portare un cocktail alcolico ben sotto lo zero, ottenendo quella sensazione gustativa che solo un drink perfetta mente freddo può offrire. Quando si utilizzano liquidi alternativi per la diluizione, è comunque essenziale gestire anche la temperatura. Questo può avvenire lasciando la miscela in frigo, immergendola in una vasca del ghiaccio o servendo il drink direttamente con ghiaccio, magari in un unico pezzo grande per ridurre la diluizione secondaria. Nei cocktail caldi, invece, il raffreddamento non è necessario. In quel caso, possiamo affidarci esclusivamente all’ingrediente di diluizione scelto – che sia un tè, un decotto o un fermentato – valorizzandone a pieno il sapore e la funzione. In altre parole, ogni scelta di diluizione, dall’acqua al tè, al fermentato, è una variabile progettuale per controllare la dinamica gustativa di un cocktail, dal primo sorso all’ultimo. Una tecnica che si presta anche a essere un buon territorio creativo, per dare maggiore identità al drink.

Giovanni Ceccarelli

Giovanni Ceccarelli

Ideatore e coordinatore di Cocktail Engineering. Per pagarsi l'università ha iniziato a lavorare come bartender in diversi locali della riviera romagnola. Nel 2010 si è laureato in Ingegneria Energetica e dal 2011 è docente di Miscelazione Avanzata e Preparazioni Home Made in Drink Factory.