Podcast: un dialogo sull'ascolto, il vino e Soldati

Podcast: un dialogo sull'ascolto, il vino e Soldati

Di Anita Franzon

Illustrazione di Andrea Bozzo

3 minuti

Introduzione

Abbiamo chiesto a due autori che hanno già scritto per Around The Blog, Antonio Boco e Anita Franzon, alcune riflessioni su un mezzo di comunicazione relativamente nuovo come il podcast. Ne è nata una conversazione che crediamo interessante, anche perché via via sfumata su un autore fondamentale della narrazione enologica italiana del Novecento: Mario Soldati. Personaggio che Antonio e Anita conoscono bene, a cui hanno dedicato approfondimenti e indagini. In particolare, Boco, con il collega Paolo De Cristofaro, ha recentemente realizzato un podcast dal titolo “Vino al Vino 50 anni dopo”, con spunti e argomenti che attualizzano i “viaggi di assaggio” e il grande libro di Soldati.

Ecco quello che è uscito dalla conversazione...

A. Boco: Tutti pazzi per i podcast. Non una novità assoluta, lo strumento è conosciuto in Italia da una decina di anni; eppure, dopo essere stati per lungo tempo un oggetto misterioso, seguiti da pochi pionieri, le cose sono radicalmente cambiate. Guardando i dati dell’Associazione degli Editori, il 2019 sembra l’anno della svolta, con un’impennata di proposte e di ascolti. Un turning point che ha sdoganato questa (relativamente) nuova modalità di comunicazione presso un pubblico sempre più ampio e che oggi sembra vivere un momento magico.
Se dovessimo spiegare cosa sono, da dove cominciamo? 

A. Franzon: Uno strumento intimo, una modalità di ascolto privata di una voce che scorre negli auricolari del telefono o che esce dalle casse dell'autoradio: il podcast è un file audio digitale, un mezzo estremamente nuovo, ma quello che forse più si avvicina all'antichissima tradizione del racconto orale, di un libro letto da una voce materna, di un viaggio senza immagini, ma ricco di immaginazione; l'unico appiglio è la voce di qualcun altro a cui ci si deve affidare per entrare nella storia. Questa rivoluzione fu inizialmente della radio e, cent'anni più tardi, dei podcast, che hanno il vantaggio di poter essere ascoltati in qualsiasi momento e di lasciare all'ascoltatore la libera scelta su tempi e argomenti da seguire.

A. Boco: Detta così, il podcast sembra un mezzo molto moderno e allo stesso tempo anacronistico. Mi spiego: le modalità narrative di oggi sono spesso veloci, brevi, incapaci di un vero approfondimento. Penso soprattutto ai social ma anche a forme più classiche di comunicazione, a cominciare da come vengono riportate le notizie dai media. La cronaca è un tritacarne di informazioni che invecchiano con una velocità disarmante. Inoltre, gli utenti sembrano sempre meno capaci di indagare a fondo. Spesso si fa addirittura fatica a riconoscere il falso dal vero, come dimostrano i clamorosi casi di fake news. Ecco, in tutto questo
i podcast appaiono come uno strumento di incredibile valore, che impone una fruizione “lenta”, opposta a quella sbrigativa a cui siamo abituati; per sua natura approfondita, impossibile senza mettersi in una vera e attenta posizione di ascolto. 

A. Franzon: Oggi una fruizione lenta è probabilmente l'obiettivo di molti tra gli autori di contenuti (scritti, video, o audio) a cui piaccia l'approfondimento e che ricerchino la ragione delle cose. Come avrebbero sfruttato i nuovi mezzi di comunicazione gli scrittori e gli intellettuali del passato, anche quello più recente? Me lo chiedo spesso.
D'altronde, prima della comparsa del web, il cinema, la radio, o la televisione hanno accolto le figure più eclettiche: scrittori e giornalisti in grado di cambiare facilmente registro a seconda del mezzo a disposizione.
Nel campo della letteratura di viaggio ed enogastronomica penso, per esempio, al giornalista Guido Piovene, che dal 1953 al 1956 percorse tutto lo Stivale facendo di quel suo Viaggio in Italia un antesignano podcast a puntate attraverso cui narrare il Paese all'epoca del boom economico, molto spesso toccandone la pancia e stuzzicando l'appetito dell'ascoltatore. Allo stesso modo e nel medesimo periodo Mario Soldati - giornalista, scrittore, regista, ma soprattutto grande appassionato di vini e cibi genuini - non esitò a infilarsi in quella scatola magica, come allora era considerata la televisione, per affrontare il primo viaggio televisivo lungo la Valle del Po.

A. Boco: Soldati ha avuto la straordinaria capacità di far immaginare luoghi, persone, mestieri, vini, cibi e sapori, con i suoi scritti. Anche con la televisione, la sua modalità narrativa non cambia di molto; con le puntate del Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini si pratica una sorta di visione partecipata che somiglia all’ascolto.
La lentezza, i dettagli, la capacità di approfondimento quasi didattico appaiono lontani dai ritmi dei programmi a cui siamo abituati oggi ma, a pensarci bene, anticipano diversi “format” e altrettante tematiche. L’agricoltura, la sua centralità economica e sociale nel sistema paese, la ristorazione e il vino come baluardi di identità territoriale. Quindi i pericoli di uno sviluppo che non sempre coincide con il progresso ma che spesso è invece distruttivo. Una critica fortissima che usa il cibo e il vino come strumento privilegiato, indicando nell’opera degli artigiani e dei piccoli produttori l’unico baluardo possibile contro l’industrializzazione selvaggia e la deriva mercantile dei prodotti della terra. Da questo punto di vista, pur con certi coloriti eccessi, direi che ci aveva visto giusto. Che idea del vino consegna Soldati ai posteri e quali insegnamenti sono ancora oggi attuali, secondo te?

A. Franzon: Mario Soldati ci ha consegnato un tesoro di pagine vive, autentiche e genuine come i vini di cui ha scritto o parlato e che ai miei occhi risultano ancora profondamente attuali. Per primo è stato in grado di indagare con immensa curiosità e libertà la natura dell'uomo attraverso i prodotti della terra usati come mezzo e non come semplice fine. Nelle mani dell'autore, il vino non diventa mai il protagonista della storia, perché il suo sguardo è sempre rivolto alle persone, continuamente alla ricerca del contatto con l'altro e anche con il suo pubblico. Questo è un grande insegnamento.
Ripudiando qualsiasi tipo di definizione o etichetta e senza mai indicare una strada già tracciata, Soldati ci invita tuttora a compiere il nostro personale viaggio di ricerca.
Nonostante la sua capacità di volare sopra le cose, regalandoci l'illusione di poterle toccare, ci ha lasciato – probabilmente con uno slancio di ottimismo - le coordinate per trovare la nostra idea di vino.

Ringraziando Anita e Antonio per questo viaggio emozionante, ci congediamo con una succosa anticipazione che farà felici tutti voi, consumatori voraci di podcast: a breve sulle pagine di Around the Blog ci saranno nuove e interessanti storie di spirits da ascoltare tutto d'un fiato.

Orecchie ben aperte, quindi... ðŸŽ§

Anita Franzon

Anita Franzon

Piemontese di nascita, vive tra l'Italia e l'Oregon. Viaggia per lavoro e lavora per viaggiare, intanto beve e studia il vino. Scrive guide per Lonely Planet e racconta i suoi vagabondaggi tra vigne e cantine su blog e riviste di settore.

Andrea Bozzo

Torinese, ha lavorato per: Le Nazioni Unite, The New York Times, Vanity Fair, Il Corriere della Sera, La Repubblica, Internazionale, L’Espresso, Linus... È coordinatore del dipartimento di Communication and Graphic Design dello Iaad di Torino e Bologna e docente di Art Direction.