Come in un twist

Come in un twist

Di Eugenia Torelli

3 minuti

Una parte di colazione infusa di notizie, tre parti di computer, due di call e meeting, una di cammino e tragitto in auto al gusto di podcast, una di pausa pranzo infusa di relax, una di palestra e self care, una di aperitivo tagliato con pubbliche relazioni, un dash di puntualità e un pizzico di imprevisti e improvvisate soluzioni. Se una volta il quotidiano era scandito da lavoro e pause regolari, fuori casa e ritrovo famigliare, oggi la sensazione è quella di vivere in un creativo twist sui ritmi precedenti.

Il lavoro è cambiato, si è fatto discontinuo e ibrido, fisico, digitale e mobile, spostando il baricentro che una volta ricadeva tra un pranzo e una cena intoccabili, come solidi momenti di ritrovo. In questo periodo storico i pesi sembrano essersi spostati, sfumando i momenti del lavoro e del tempo libero, degli incontri formali e informali, rimescolando gli ingredienti delle nostre giornate e chiedendo prima di tutto luoghi adatti per ognuna di queste nuove occasioni. È una trasformazione epocale che travolge e coinvolge tutto il mondo del fuori casa. Oggi le insegne si evolvono e si adattano, diventando varie e multifunzionali come non lo erano mai state prima. Nel frattempo si evolvono anche i gusti delle persone: la ricerca di sapori ed esperienze gastronomiche e di bevuta diventano innumerevoli, approfittando di un mondo interconnesso in cui distillati, spezie, ricette e ingredienti di ogni tipo viaggiano con una rapidità e una facilità allegra, curiosa, insaziabile e libera da preconcetti. Allo stesso modo viaggiano anche i bartender, muovendosi tra banconi internazionali e contesti culturali completamente diversi.

Così, cultura e gusto italiani portano all’estero le loro idee, crescono, si arricchiscono e poi tornano, riportandone di nuove. Un contesto fatto di molteplicità e rimescolamento culturale, che alimenta la creatività nel miscelare e nell’abbinare, ma anche nell’avviare nuove iniziative imprenditoriali, stimolando idee e format nuovi, alimentando la curiosità ed evolvendo i gusti dei consumatori. Luoghi di un bere contemporaneo Cafè aperti tutto il giorno, bistrot in cui accendere il laptop, pasticcerie in cui fare aperitivo, macellerie in cui pranzare, gastronomie che incontrano bottigliere e miscelazione. Muoversi nel contesto odierno del fuori casa significa attingere da un universo dalle varietà infinite e in costante mutamento. In questo scenario, la miscelazione scavalca i banconi e permea altre insegne. La ristorazione contemporanea diventa terreno di sperimentazione e rinnovamento, in cui i cocktail affiancano sia i piatti tradizionali che le ricette più esotiche e innovative. Nel frattempo la mixology continua la propria diffusione anche in luoghi meno convenzionali. Tra questi ci sono le sale d’attesa dei teatri, ma anche nelle gallerie d’arte e nei cinema, con nuove proposte che portano il bere miscelato tra le poltroncine sotto lo schermo. Non solo, ci si sposta anche in profumeria, nei saloni di bellezza e negli showroom, dove spazi normalmente riservati ai trattamenti e alla vendita si aprono alla possibilità di offrire esperienze nuove, più conviviali e multisensoriali alla clientela, generando qualcosa di inedito.

È proprio da questa consapevolezza che nasce la nuova Dispensa, appena inaugurata da Compagnia dei Caraibi in Galleria Subalpina a Torino. Un’insegna che unisce vini, distillati e un cocktail bar dall’anima internazionale all’inconfondibile gastronomia firmata Costardi Bros. Un luogo confortevole in cui fermarsi poco o tanto, in qualunque momento, per acquistare o anche per mangiare, sorseggiando un calice o un drink. Un vero e proprio laboratorio di convivialità e un punto di osservazione su questo mondo in costante fermento, affacciato su uno dei più bei salotti urbani d’Italia. Una bevuta dalle possibilità infinite Un panorama contemporaneo così variegato pone inevitabilmente nuove sfide ai professionisti degli spirits e dell’accoglienza, che oggi si misurano con una richiesta di drink che cambia sia in base ai gusti che ai nuovi pattern del vivere quotidiano. Ecco dunque che il cocktail si fa ready-to-serve e pre-batched con ricette premium studiate in maniera sartoriale. Entrano poi in gioco gli analcolici di qualità e i long drink assumono un ruolo importante nella proposta di ogni insegna. In questo contesto, la diluizione diventa quindi un’opportunità per spaziare tra stili, gusti, ingredienti, culture e filosofie di bevuta diverse. Da un lato la diluizione liscia, con i suoi giochi di texture e profondità, dall’altro quella effervescente, che gioca di stimolazione e pungenze, mescolandosi ai sapori. Ma se questa dicotomia può inquadrare in maniera didattica due approcci differenti al long drink, all’interno di ciascuna categoria la scelta di ingredienti non conosce limiti né tabù. Acqua, infusi di tè, erbe e spezie, sode artigianali, sodati preparati sul momento, caffè, fermentati, kombucha, vino, birra e chi più ne ha più ne metta – a patto di studiare il giusto incontro di aromi e sapori. E la stagione che rinfresca lascia campo al gioco anche in fatto di temperature. Al regno del ghiaccio si affianca il mondo della bevuta calda, tra differenti tecniche nella miscelazione e momenti prediletti per il consumo. Il valore della profondità Mentre si alzano le temperature dei bicchieri, si alza però anche la gradazione, sostenuta da quella ricerca di calore che la stagione, rinfrescando, fa avvertire nei momenti più conviviali e distesi.

Ecco perché la cultura dell’assaggio e la conoscenza tecnica di infusi alcolici e distillati restano la base fondamentale per guidare chiunque lo vorrà attraverso un viaggio sensoriale, che parte dagli aromi e va verso le materie prime, le tecniche di distillazione e di maturazione. Specchi di culture vicine e lontane, recenti, millenarie e oggi come mai accessibili, grazie alla dedizione e alla passione dei professionisti del bere di qualità. Il background sulla tradizione e le ricette delle antiche farmacie, la distillazione, la miscelazione classica, le tecniche più avanzate, la chimica e la fisica dei fluidi, costituiscono un bagaglio enorme, silenzioso e inestimabile, che eleva l’esperienza del drink e la rende culturale e preziosa, seppur funzionale, fosse anche per una pausa dopo una giornata di call, o di incontri di lavoro. Un tocco di profondità in quel twist sul quotidiano che vive e turbina più veloce che mai.