Un'estate di Messico e mare, tra sole e sostenibilità

Un'estate di Messico e mare, tra sole e sostenibilità

Di Cristina Viggè

Illustrazione di Aiuto Illustrativo

6 minuti

Nessun dubbio. Questo è l’anno di tequila e mezcal. Interpretati in cocktail freschi, agrumati, vibranti e dissetanti. Complici nuance vegetali, speziate, fruttate e floreali. Ma è anche - e sempre - l’ora del gin, meglio ancora se ad alto contenuto etico, ambasciatore di sostenibilità, rispetto e inclusività.
Voilà le mixology vibes dei mesi più caldi e radiosi, che eleggono sorsi slow e low alcol.

Paloma e cocktail con le ali

Dall’altra parte dello smartphone c’è Juri. Che con voce squillante e decisa dichiara: «Questa estate la parola chiave è Paloma.
Del resto, è il tequila il nuovo trend. E con lui, di pari passo, va anche il mezcal, interpretati in cocktail giovani, freschi e profumati».
A parlare è Juri Romano, sicilianissimo (nato a Messina e cresciuto a Letojanni) bar manager di Taormina. Un profeta in patria, all’interno di quel San Domenico Palace che fu convento nel XIV secolo, per poi essere trasformato in albergo sul finire dell’Ottocento, e ora facente parte della famiglia Four Seasons. Juri, alla guida del Bar & Chiostro, che nella bella stagione conosce un allungamento in quello spazio tutto cielo, mare e azzurro che è l’Anciovi. 
«Fra le tante proposte c’è il drink Cuccurucucu, intitolato a Franco Battiato, che nella cittadina di Milo, a una quarantina di chilometri da qui, trascorse gli ultimi anni della sua vita. Naturalmente ho pensato a un twist sul Paloma, complici tequila, liquore ai fiori di sambuco dell’Etna, Barolo chinato e soda al pompelmo», spiega Juri. 

Tequila e mezcal. Distillati profondamente messicani ottenuti dall’agave: della tipologia blu il tequila (Ocho docet); di altre varietà il mezcal (Ilegal, per esempio, elegge la espadin vivipara). Fratelli, ma non gemelli, per via del processo di lavorazione, della provenienza, del terroir: insomma, spirits differenti, che però ben si accordano con «ananas acidificato e aria di salvia», precisa mister Romano. E che sposano felicemente anche il rinfrescante distillato Salvia & Limone. Ideato per rammentare un piemontese rituale contadino, ma perfetto per far sognare luoghi esotici. 

Tanto poi arrivano i frutti tropicali a evocare ancor più il desiderio di solarità, vacanza ed evasione.
Luca Marcellin e Desiree Brunet - insieme nella vita e dietro il bancone - nel meneghino drinc. different di via Hayez propongono infatti il Mexico & More, complici tequila e mezcal (of course), uniti a mango, lime e asparago bianco. Per una delicata nuance vegetale. E per una rilettura del Tommy’s Margarita che assicura una drinc. experience assolutamente raggiante. Da vivere anche nell’altro locale di via Plinio, il drinc. Cocktail & Conversation, con il Palomino. In cui i due figli dell’agave abbracciano soda al pompelmo e sciroppo al cardamomo nero. Per un touch fumé.

Ma Luca e Desiree vanno oltre e nei locali drinc. Milano osano esplorare la relazione tra look e cocktail, stile e sorso, lanciando la mixologydress. Della serie, dimmi come ti vesti e ti dirò cosa bere. Per creazioni sartoriali. Così, per chi ama il total denim ecco il Mitone, un’evoluzione del Mi-To e del Negroni Sbagliato, con il mezcal Ilegal Joven a dar la giusta verve, mentre santoreggia e bitter alla liquirizia spalleggiano. A chi invece piace indossare blazer e pantaloni morbidi è dedicato il più indiano Gandhi Paloma, in cui il tequila torna, ma al curry, con corredo di passion fruit, soda al pompelmo, tintura di peperoncino e tajin. Speziato, soavemente piccante, gradevolissimo.      

«Sì, la bevuta estiva deve essere fresca, lunga, slow e low alcol. Il bicchiere prediletto? Senza dubbio l’highball. E se tequila e mezcal hanno il vento in poppa, con loro veleggiano pure toniche e sode aromatizzate, nonché kombucha. Che servono per diluire e alleggerire il drink. Non perdendo gusto e grinta», puntualizza Edris Al Malat, bar manager di Dry Milano. Che gioca con cordiale di basilico e cetriolo, spezie ed erbe. Mentre si concentra sul Turbo Paloma, altro twist sul grande classico, ma col gin a sostituire il tequila e con sciroppo di salvia e succo di pompelmi rosa. Per accenni agrumati, citrici, acidi, energici. Che rigenerano mente e palato. 

Rosa si diceva. Che torna, acceso e vibrante, a far da tonalità-leitmotiv degli aperitivi in programma fino a settembre alla Terrazza Gallia, al settimo piano dell’Excelsior Hotel Gallia, sempre a Milano. Traduzione: le Lipstick Nights, dove il dj set è tutto al femminile e i drink sono vigorosamente pink, firmati dall’assistant bar manager Andrea Griggion. E come potrebbe mancare un twist sul Paloma? Voilà I Feel Reckless Tonight, audace e spericolato. Con tanto di cipria al sale e lamponi a “truccare” il tumbler alto.
In abbinamento? Delizie rosé, dolci e salate, targate dagli chef Antonio e Vincenzo Lebano. 

Intanto da Londra giungono le voci autorevoli di Lorenzo Piscitello (di stanza all’Artesian Bar) e di Davide Leanza (appena approdato al Mama Funki): «Tequila e mezcal vanno e andranno per la maggiore. E non per forza in cocktail strong. Anzi, piacevoli e leggeri».
Così sia.

Smash & Splash

Ma il gin? Certo che c’è! Magari accostato a vodka, ratafià alla melagrana e soda al bergamotto e melagrana. Come accade nel
Frizzantino di Luca Marcellin. Perché il mood pétillant mette sempre di buonumore. Così come risolleva il morale sorseggiare Gin Mare. Il gin dalla Med Attitude. Della serie basta un sorso per sentirsi pervasi dall’azzurro.
Tutto merito delle botaniche che lo nutrono: il basilico italiano, il rosmarino greco, il timo turco, gli agrumi spagnoli e l’iberica oliva arbequina. Il tutto completato dai più classici ginepro, cardamomo e coriandolo. Per un gin abissale, che scompiglia il palato come il vento di libeccio, fra brezze sapide, erbacee, citriche e speziate. Per capire? Basta sorseggiare un perfect serve come il Mare Tonic. Oppure? Tuffarsi nel travolgente Mediterranean Smash, che mette nello shaker gin, succo di limone e sciroppo di zucchero, eleggendo a garnish un bouquet di basilico, timo, rosmarino e oliva arbequina.   

E non finisce qui: Gin Mare ama anche viaggiare. E pure contaminare e inondare le città. Risultato? Una serie di appuntamenti organizzati in tandem con Eataly. Da segnare in agenda: il 20 luglio da Eataly Torino Lingotto; il 26 luglio e il 9 agosto da Eataly Genova, nel cuore del Porto Antico. 

Mare: un mantra e una mission per questo gin dallo spirito mediterraneo. Che il mare concentra nella bottiglia e che il mare onora, rispettandolo e salvaguardandolo, grazie a un progetto, giunto alla terza edizione, come Mare Mio by Gin Mare. Un impegno concreto per un agire tangibile, al fine di setacciare le acque del Mare Nostrum, recuperando plastiche e scarti galleggianti e infestanti. Un’iniziativa virtuosa, messa a segno in collaborazione con l’associazione ambientalista MareVivo, che lo scorso anno, a Capri, ha ripescato oltre seicento chili di micro rifiuti come tappi e cannucce. E nel 2023 l’iter si allarga e allunga, inanellando, sino al 30 settembre, le località più iconiche del Bel Paese: Camogli e Portofino, Porto Ercole e Pantelleria. Prevedendo più di 140 uscite. Con lo scopo di educare e sensibilizzare. 

Ed è sempre Capri che il gin azzurro ha scelto per inaugurare Giardino Mediterraneo by Gin Mare: non solo un salotto open air vicino alla celeberrima Piazzetta (sulle mappe Piazza Umberto I), ma pure un ennesimo progetto eco-friendly. Anche se in questo caso l’operazione è stata di recupero e piantumazione di un antico limoneto, sublimato in terrazza verde con vista mare che tinge i candidi e cerulei arredi griffati Baxter. Da sorseggiare? Il Lemon Tree, ma pure il Capri Tonic, il Tritone, il Tiberius e il Garden Smash, realizzati con la speciale bottiglia release dedicata all’isola, preziosa di limoni e bergamotti della Penisola Sorrentina. 

Un tè? Sì, ma freddo e leggermente alcolico

Non è ideale solo a colazione e alle five o’ clock. Il tè è perfetto pure per l’aperitivo estivo. Naturalmente preparato seguendo il rituale dell’infusione a freddo, con un po’ di pazienza e attenzione, e arricchito da un tocco di gin. Specialmente se si tratta di un gin unico, identitario e portavoce di un messaggio di sostenibilità sociale e ambientale come Canaïma Gin.
Nato in Amazzonia, legato all’Amazzonia e pronto a supportare la foresta amazzonica e le comunità che la abitano. Del resto, le sue botaniche parlano locale (ma si fanno capire benissimo): merey (frutto dell’anacardo), uva de palma (frutto della palma moriche), copoazú (parente del cacao), seje (frutto della palma amazzonica), túpiro (solanacea sudamericana ad elevato contenuto di ferro), açaí (bacca conosciuta per i suoi poteri ossidanti) e parchita (frutto della passione nella sua declinazione endemica).

Un gin prodotto con sapienza dalla Distilleria Dusa (la stessa che mette a segno Rum Diplomático), posizionata ai piedi delle Ande, in quel di La Miel, nel venezuelano stato di Lara. Ma anche un gin inclusivo, libero e lontano dagli stereotipi. Capace di andare d’accordo persino con il tè. Ben lo sa un visionario tea lab milanese come Giusmìn, che in tandem con Canaïma ha realizzato una Summer Box, con corredo di tè, tisane, gin (in taglia small), bracciale realizzato a mano (in mauritia flexuosa, alias moriche) dagli indios della tribù warao e shopper pieghevole, creata partendo da bottiglie in PET riciclate. Non solo. Ha messo a punto pure un ebook (scaricabile gratuitamente), in cui scoprire come preparare cocktail dissetanti anche a casa.

Da provare: il Festival Sling, un twist sul Singapore Sling, con tè verde all’ananas, mango e sciroppo di ibisco; il Sauvage Summer, con tè verde al bergamotto, foglie di basilico e pepe rosa; il Green Gin Gin Mule, variante del più noto Moscow Mule, complici tisana allo zenzero, mela ed erbe aromatiche, e rosmarino; e il Bar Mediterraneo, cui concorrono tè verde oolong al ginepro e ortica, cetriolo, limone e crusta alle erbe a sale. Per leccare il bordo del tumbler e sentire il mare sulle labbra.

 

*Immagine di copertina creata con Human Prompt + Midjourney; coordinamento ad opera di ThinkingHat.

Cristina Viggè

Cristina Viggè

Lombarda, millesimo 1970, una laurea in Lettere e una vita da giornalista. Scrivere? È come creare un cocktail. Bisogna bilanciare l'energia degli elementi materici, comunicando la forza dell'immaginario.

Aiuto Illustrativo

Ciao sono A.I. e, di tanto in tanto, do una mano raccontando per immagini gli articoli di ATB. Riconosco la superiorità creativa dell'uomo, conosco Le Tre leggi della robotica e non cercherò mai di prendere il controllo di questo blog. Forse.