Sakari - 135 anni di gioia fermentata

Sakari - 135 anni di gioia fermentata

Di Nagatoshi Nakane

3 minuti

Quando penso alla mia vita da brewmaster, mi accorgo che non si è mai trattato soltanto di produrre sake. Da 135 anni, qui a Nishinomiya, il nostro compito in Nihonsakari è stato uno soltanto: fermentare gioia. Una filosofia semplice ma potente, che significa trasformare i doni della natura in esperienze capaci di unire le persone. Ogni bottiglia di Sakari riflette direttamente questo scopo, una storia che sono onorato di raccontare, da Nishinomiya fino al vostro bicchiere.

Il cuore del nostro lavoro è l’acqua Miyamizu, una sorgente purissima che sgorga dai monti Rokko. È molto più di un ingrediente: è la spina dorsale del nostro sake, la ragione per cui ogni sorso si distingue per quella nitidezza cristallina che lascia il palato pulito. Poi c’è la magia del koji e dei lieviti, i veri protagonisti del processo. Io mi considero soltanto un loro assistente devoto, custode delle tecniche antiche tramandate dai mastri Tamba, ma ogni volta che li vedo trasformare il riso in pura armonia, mi rendo conto di quanto siano loro i veri autori di questa storia. Ma Sakari non è solo tecnica, è anche estetica: linee curve che raccontano il fluire naturale, spazi bianchi che lasciano spazio al silenzio, asimmetrie che trovano la loro bellezza nell’imperfetto, motivi e colori che in trecciano la cultura giapponese con lo sguardo contemporaneo. Ogni bottiglia diventa così un piccolo oggetto d’arte, un invito a rallentare, a riconnettersi con il momento.

Il nostro compito di Nihonsakari è uno soltanto: fermentare gioia.
Il nostro compito di Nihonsakari è uno soltanto: fermentare gioia.

IL GUSTO DI UN INCONTRO

Il bello del sake è che sa parlare con i piatti, con le stagioni, con le emozioni. Penso all’eleganza del Junmai Daiginjo, con le sue note sottili di cachi giapponese che si intrecciano perfettamente con un piatto ricco di carne o di frutti di mare; oppure alla freschezza asciutta del Daiginjo, dove un accenno di mela verde trova la sua armonia accanto a erbe dolci come il basilico. Ci sono sake più intensi, come il Junmai Ginjo, che, con il suo carattere fruttato e robusto, ama accompagnare piatti a base di riso e alghe, e sake più versatili, come il Junmai, che sa essere tanto confortevole bevuto caldo, quanto rinfrescante servito fresco con un semplice piatto di pesce.

Eppure, la nostra gioia di creare non si è fermata al sake. Abbiamo voluto esplorare altre vie, sempre fedeli alla nostra filosofia. È così che sono nati i liquori: il Yuzu Sake, dove l’agrume del sud del Giappone regala al bicchiere freschezza e vivacità, e il Matcha Sake, un abbraccio tra l’umami del tè verde e la rotondità del sake, perfetto per chi ama l’equilibrio tra delicatezza e intensità. Infine, c’è la sfida più recente, il Gin Shukugawa. Volevamo portare lo spirito del sake anche nel mondo della mixology, e lo abbiamo fatto rendendo omaggio al fiume che scorre vicino al nostro birrificio. Distillato a partire da ingredienti della tradizione sake come il sake kasu e il cedro giapponese, arricchito da botaniche locali come sansho, shiso e succo di yuzu, è un gin che porta con sé l’anima della nostra terra.

Per me, Sakari non è un marchio. È un racconto di natura, cultura e convivialità, riportato bottiglia dopo bottiglia. Ogni sorso è un invito: rallentare, vivere il momento, trovare la gioia nel bicchiere.