Viaggio tra agave e amicizia: Ocho, Cascahuín, Vecindad.

Viaggio tra agave e amicizia: Ocho, Cascahuín, Vecindad.

Di Roberto Artusio, Cristian Bugiada

2 minuti

Hola, mi trovo davanti a una piccola, grande, sfida: sintetizzare la storia di tre amici, per raccontare i loro tequila. Servirebbe un libro, non un articolo.

 

Ma proviamoci, iniziando da Ocho Tequila: un distillato nato dalla collaborazione con Tomas Estes. Per chi non lo conoscesse, Tomas è stato uno dei più grandi ambasciatori della tequila nel mondo, dedicando la sua vita alla ristorazione e alla cultura messicana. Nel 1976 apre, ad Amsterdam, il Café Pacifico — avevo solo due anni. Era già un luogo dove si respirava Messico, grazie alle sue esperienze e al suo spirito. Il locale divenne presto un punto di riferimento anche per artisti e personaggi famosi, come i Queen, e si trasformò in una catena internazionale. La passione di Tomas si trasformò in un liquido nel 2008: nasce Ocho Tequila, frutto della collaborazione con Carlos Camarena, tequilero di quinta generazione.L’obiettivo era creare un prodotto che esprimesse il territorio, introducendo per la prima volta nel mondo del tequila il concetto di Single Estate: ogni annata proviene da un unico campo di agave, con nome e anno riportati in etichetta, per evidenziare le differenze di suolo, esposizione e condizioni climatiche.La produzione segue metodi tradizionali, con cottura dell’agave in forni in pietra, fermentazione naturale e distillazione in alambicchi di rame. Considero Ocho uno dei tequila moderni che, fin dal suo lancio, ha cambiato il modo di percepire questo distillato: piacevole da degustare liscio, ha introdotto l’idea di interpretare il tequila come un vino, confrontando le diverse annate e apprezzandone il carattere, la morbidezza e le sfumature del terroir di Los Altos (e non solo). Si presta anche alla miscelazione, grazie alla sua struttura e al corpo che apporta ai cocktail.

Nel mio percorso di ricerca, arrivai un giorno a Guadalajara e mi fecero assaggiare un tequila. Sin dal primo sorso, mi esplose la testa e chiesi: «Chi è? Sa davvero di tequila!» Lo so, sembra una domanda banale, ma chi è appassionato – o meglio, nerd – di distillati come me, la fa spesso. Mi risposero: «È Cascahuín Tequila». Fu una scoperta folgorante. Presi subito contatto, grazie al mio grande amico e fratello Stefano Francavilla, che in due giorni mi organizzò una visita in distilleria. Non fu il classico tour: sembrava un incontro tra amici e appassionati. Lì, da Don Salvador Rosales Trejo, c’erano figure del calibro di Guillermo Sauza,  Tío Pesca, David Suro… Quel giorno, ci aprirono le porte con totale trasparenza. Fu anche la prima volta che conobbi Chava, uno dei figli della famiglia Rosales. Nacque subito una bella amicizia, fatta di storie condivise e di tequila sorseggiati insieme. Negli anni, ci siamo rivisti spesso e sono tornato più volte alla distilleria, fondata nel 1904, per respirare quell’atmosfera unica. Cascahuín, infatti, significa “luogo di luce”, e questo nome racchiude perfettamente lo spirito che si vive lì. La produzione è tradizionale, ma con un dettaglio interessante: l’uso di diversi tipi di macinatura, da quella meccanica alla più antica Tahona, che dà vita a espressioni differenti. Nel portfolio si trovano infatti sia le versioni classiche, sia l’eccezionale Cascahuín Tahona. Quando sorseggio Cascahuín, apprezzo quel profilo classico della Valle: un tequila secco ma complesso. La versione Tahona è per me esplosiva, perfetta da bere pura. La versione classica, invece, è ideale in miscelazione: grazie al suo corpo dona struttura e profondità ai drink, trasportandomi – ogni volta – nelle valli di Tequila.

Tequila Vencindad: la storia di una comunità, come suggerisce il nome. Questo tequila nasce dall’idea di Juan Carlos, Tío Pesca, un sognatore che incontrai all’Expo di Milano nel 2015. Ricordo ancora l’arrivo di questo personaggio un po’ buffo, con una valigia piena di sogni... liquidi. Mi fece assaggiare il suo mezcal, che all’epoca si chiamava Pescador de Sueños, in poco tempo tutti iniziarono a chiamarlo affettuosamente Tío Pesca, “Zio Pesca”. Con lui ho condiviso momenti indimenticabili: viaggi, tramonti sulla costa del Pacifico, tra mezcal e sogni. A un certo punto, il Tío decise di cambiare vita: lasciò il suo lavoro e si dedicò completamente all’agave, con il desiderio di creare qualcosa di speciale, autentico e moderno. Il suo tequila ha, infatti, una visione futuristica. Pur mantenendo parte del processo tradizionale, ha scelto di introdurre strumenti e tecnologie moderne, dando vita a un distillato pulito, ben fatto e versatile. Perfetto in miscelazione, è ideale per drink freschi, semplici e di facile beva.

 

Chiudo con un ringraziamento speciale a questi tre amici che, con la loro passione, hanno creato distillati che arricchiscono i nostri palati e le nostre esperienze.  

Roberto Artusio, Cristian Bugiada

Roberto Artusio, Cristian Bugiada

Due amici uniti dalla passione per il Messico. Da questa terra nel 2014 inizia un viaggio alla scoperta dell'Agave e dei suoi distillati, avventura che li porterà a diventare Ambasciatori del Mezcal in Europa.