Quarta tappa del nostro Abecedario dell'ospitalità, rubrica curata da Massimo D'Addezio che vuole raccontare, per lettere, lo spirito del mondo del bar.
Ti sei perso le prime tre uscite?
No problem! Recuperale qui:
- Abecedario dell'ospitalità 1
- Abecedario dell'ospitalità 2
- Abecedario dell'ospitalità 3
Ci accompagna tra la J, la K e la L di questo articolo, il solito lavoro squisitamente artigianale di Fabio Marangoni.
Buona lettura!
Gabriele Diverio
Fu il tempo di quando tutto era scritto con gli ideogrammi, i whisky buoni solo giapponesi perché “loro sanno cos’è l’equilibrio”, l’”Umami” non era più solo il sapore della gelatina della carne in scatola e il Shochu e l’Awamori in linea nella rack… Certo però che lo yuzu…
È la tecnica usata per togliere umidità dal cereale germinato. È uno dei passaggi fondamentali e meno citati nella produzione del whisky (e della birra), è il momento in cui si deciderà tostatura ed eventuale grado di torbatura che il “Uisge Beatha” avrà nel suo corredo aromatico da questo punto in poi, usando della semplice aria calda e/o della torba (sempre più raro) o legno.
Sempre di più, la parola “Leggero” aderisce alla richiesta delle nuove generazioni di bevitori, che prediligono una miscelazione meno caratterizzante sotto l’aspetto dell’impatto alcolico. Come è stato nel ‘700, poi nell’800 e poi ancora nel ‘900 post era Proibizionista, i cicli si sono avvicendati cambiando il modo di bere alcool. Oggi dopo una “Cocktail Craze” iniziata nella metà degli anni ’90, siamo di fronte ad un nuovo cambio epocale che segnerà un nuovo modo di concepire il bere miscelato.
Al prossimo articolo per scoprire i temi legati alle lettere M-N-O.